Le criptovalute sono un complotto? – Il Sole 24 Ore

Tratto da Il Solo 24 Ore, Complottando con brio sulle criptovalute, Enrico Verga, 11 marzo 2018

I bitcoin e le altre criptovalute sono un complotto dei poteri forti della finanza?

Non è mia intenzione insinuare che bitcoin e blockchain siano frutto di un vasto progetto di ingegneria economica e sociale strutturato da gruppi finanziari e grandi stati. Sto solo complottando con brio. Finito di raccontarvi il complotto tornerò sulla mia nave spaziale con i lizardiani e gli illuminati. Chiarito questo punto entriamo nel complotto dei poteri forti.

Come si genera fiducia verso le monete non fisiche (digitali/virtuali)?

Primo approccio è la costituzione di un’entità che possa promuovere studi scientifici su come una moneta virtuale sia migliore per economia, società e sicurezza; denigrando il contante e chi lo usa (criminali, terroristi, spacciatori etc.).

Esiste una realtà come quella descritta? Casualmente esiste. La United Nation Capital Development Fund di New York, parte delle Nazioni unite, quindi affidabile. Suo scopo è aiutare i poveri e “includerli” (ricordate questa parola) nel sistema finanziario mondiale. Casualmente tra i donatori privati vi sono Mastercard e Visa (aziende a cui il contante non piace molto). A New York ha sede anche la Better than cash alliance, che lavora con governi per la sostituzione del denaro fisico con quello digitale. Visa e Mastercard sono tra i sostenitori. Casualmente il termine “inclusione finanziaria” dei poveri, è sempre presente.

Seconda fase: persuasione usando il bastone (forza bruta) o la carota (approccio gentile).

Bastone

In India, d’improvviso, il governo rimuove le banconote da 500 e 1000 rupie. Chi supporta questo progetto?

Catalyst, progetto di sostegno allo sviluppo della digitalizzazione del contante. Ha sede nello IFMR, un istituto di ricerca finanziato dalla ICICI dove, casualmente, ha lavorato, Nachiket Mor (ora capo della Gates Foundation in India, che supporta istituzioni menzionate sopra). Casualmente il progetto “bastone” non ha avuto opposizione dalla Reserve Bank of India. Casualmente a capo di questo istituto c’era dal 2013, fino al settembre 2016, Raghuram Rajan. Terminato il suo incarico è tornato a fare il docente di economia alla  Università di Chicago (i Chicago boys famosi per la loro strategia della Shock Economy).

Rajan è stato capo economista al Fondo Monetario a Washington, presidente della American Finance Association, membro di un club esclusivo come il Gruppo dei Trenta (finanziato da tutte le banche che contano nel mondo.) Casualmente nel 2013, quando Rajan passa dagli uffici direttivi del Fondo Monetario a Washington alla massima poltrona della banca centrale indiana, è l’anno in cui viene fondata “Better Than Cash Alliance”.  Appena insediatosi, il Rajan crea nella Reserve Bank of India un “Committee on Comprehensive Financial Services for Small Businesses and Low Income Households”,  per le famiglie a basso reddito. Mette a capo di questo committee Nachiket Mor (casualmente). Lo scopo è di promuovere l’inclusione dei poveri e delle aree rurali attraverso, casualmente, l’abolizione del contante. Nel Committee figurano organizzazioni finanziarie.

Il caso indiano è isolato? No. La mappa della guerra al contante è ampia, l’infografica di Visualcapitalist rende l’idea: Europa, America passando per il Venezuela e l’Australia.

Carota

Se la linea dura non è applicabile usiamo la carota. I millennials sono poveri ma sono utili: disillusi dal sistema bancario. “Il 71% dei millennials preferirebbe andare dal dentista piuttosto che in banca, e il 73% preferirebbe acquistare i servizi finanziari dai big tech (Amazon, Paypal, Google etc)” mi precisa Claudio Forte, co-fondatore di Euklid. Hanno voglia di rivincita e di fare la differenza.

I bitcoin sono perfetti: non sono tassati e permettono di diventare ricchi. Lo storytelling sui bitcoin è perfetto.

Aggiungiamo alcuni elementi che, di solito, non vengono collegati alle criptovalute e alla blockchain. Nel 1996 un gruppo di analisti (Law, Sabett, Solinas) della National Security Agency (Agenzia di sicurezza USA) pubblica un documento interessante dal titolo How to Make a Mint: the Cryptography of Anonymous Electronic Cash (come creare una zecca: la crittografia di una moneta elettronica anonima). L’algoritmo alla base del sistema bitcoin, lo SHA-256, è stato inventato dalla NSA. “Citando Wikipedia” mi spiega Claudio “Con il termine SHA si indica una famiglia di cinque diverse funzioni crittografiche di hash sviluppate a partire dal 1993 dalla National Security Agency (NSA) e pubblicate dal NIST come standard federale dal governo degli USA ( FIPS PUB 180-4 ). La sigla SHA sta per Secure Hash Algorithm. Gli algoritmi della famiglia sono denominati SHA-1, SHA-224, SHA-256, SHA-384 e SHA-512: le ultime 4 varianti sono spesso indicate genericamente come SHA-2”.

La NSA ha creato lo SHA-256, è inquietante la teoria di Matthew D. Green della Johns Hopkins University: “Se si suppone che la NSA abbia fatto qualcosa per SHA-256, che nessun ricercatore ha rilevato, ciò che si ottiene è la capacità di essere in grado di falsificare le transazioni. La cosa spaventosa è che qualcuno abbia una modalità per trovare le collisioni di SHA-256  velocemente senza l’uso di forza bruta o di grandi risorse hardware e quindi prendere il controllo della rete (qui la dichiarazione in inglese)”. Snowden ha dichiarato che la NSA è solita lasciare delle entrate di sicurezza nei prodotti che crea.

2009, Satoshi Nakamoto scrive il suo white paper sui bitcoin.

A cosa servono i millennials? Usando una teasing tactics (strategia in cui una categoria psicologicamente debole e penetrabile, di solito i bambini, diventa la chiave per modificare le scelte dei genitori) si possono usare i millennials come vettore virale per diffondere, nella popolazione meno digitale, lo storytelling su bitcoin e blockchain. Questa strategia di diffusione ha costi ridotti.

Complottiamo sul futuro

Ad un certo punto le banche e/o gli stati cominceranno a staccare la spina alle criptovalute e/o governarle. Vediamo alcune cose che potrebbero casualmente accadere.

Gli stati (i cui ministeri delle finanze sono zeppi di pensatori amici delle banche) potrebbero vietare l’utilizzo di criptovalute (casualmente India, Cina e Corea stanno agendo in questo senso). “In realtà più che divieto d’uso si parla di bannare gli exchange locali o limitare l’accesso. Ad esempio molte persone che vivono o lavorano in Cina usano abitualmente delle VPN proprio per aggirare i limiti governativi. D’altro canto grazie alle criptovalute si sono creati molti ricchi, alcuni con patrimoni da centinaia di milioni, ed è possibile che alcuni stati si facciano avanti per accogliere questi “criptomilionari”. Il Giappone ad esempio ha già riconosciuto bitcoin come valuta ed è accettata in migliaia di punti vendita, in Sud Africa una delle catene più grosse di supermercati accetta il pagamento in bitcoin. L’Arizona consentirà il pagamento delle tasse in bitcoin”, continua Claudio.

Tassare le criptovalute, spingendo molti a cederle oppure a raffreddare la passione per questi asset (casualmente Europa e America si muovono in questa direzione)

Si potrebbe far saltare il banco: uno o più centri di emissione di criptovalute casualmente vengono implicati in scandali.

Si potrebbe anche strizzare i minatori di cripto togliendo loro l’energia a basso costo (casualmente la Cina va in questa direzione) promuovendo campagne legate allo spreco di energia. Lo scopo ultimo: spingere la gente a rimanere affezionata al concetto di valute digitali ma spingerle fuori dalle cripto facendole passare ad altre valute transnazionali o nazionali (casualmente ricordiamo i progetti Estcoin la moneta transnazionale per i cittadini digitali estoni oppure rublocoin). “Potrebbe essere un’ipotesi ma in che modo saranno decentralizzate? La forza di bitcoin (e di altre criptovalute) è proprio la decentralizzazione del sistema e la trasparenza attraverso la blockchain. Ciò vuol dire che l’utente/consumatore non si deve fidare di un terzo (es. BCE). Inoltre bitcoin è uno strumento di scambio elettronico che va oltre i poteri delle banche e quelli imposti dai governi. Sarebbe infatti impossibile per un governo attuare i prelievi forzosi o bloccare i portafogli delle varie cripto”, conclude Claudio.

Le grandi banche d’affari cominceranno a mettere le mani nel giro criptovalute x controllarle da dentro (casualmente Goldman Sachs ha appena comprato uno dei maggiori Exchange).

Cosa è più plausibile?

Che una persona inventi una moneta virtuale per digitalizzare l’economia e permettere a tutti di sganciarsi da un sistema ingiusto e iniquo.

Oppure

Che un consorzio finanzario decida di spingere il popolo a lasciare il denaro fisico (bastone e carota) e bloccarlo per sempre in un sistema digitale perfettamente controllabile in caso di crisi economiche (crollo delle borse) crisi nazionali (corsa agli sportelli greci) o tassazioni violente?

Ribadisco. Abbiamo scherzato, dormite tranquilli. Non esiste nessun complotto dei poteri forti finanziari. I vostri soldi sono in mani sicure…

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